testo tratto da Wikipedia
Mortara (Murtära in dialetto lomellino) è un comune italiano di 16 007 abitanti[1] della provincia di Pavia, in Lombardia.
È nota per la produzione del salame d’oca a Indicazione geografica protetta (IGP).
Geografia fisica
Territorio
Mortara si trova nella Lomellina centro-settentrionale, nella pianura tra l’Agogna e il Terdoppio.
È attraversata completamente dal torrente Arbogna-Erbognone e dal Cavo Panizzina.
Dista circa 41,5 km da Milano, 41 km da Pavia, 30 km da Vercelli, 25 km da Novara (6 km dal confine con la provincia di Novara e il Piemonte) e 14 km da Vigevano.
Clima
Mortara presenta un clima temperato caldo, stabilmente umido, con estate molto calda (classificazione Köppen-Geiger Cfa[4]) tipico della pianura Padana.
Storia
e tanta fu quivi la strage loro,
che ‘l loco de la pugna gli abitanti
Mortara dapoi sempre nominoro.»

Secondo la tradizione, la città fu fondata attorno al VII sec. a.C. da popolazioni celtiche su un luogo più asciutto e salubre delle paludi circostanti. Alcuni storici locali, tra i quali il Pezza, fanno risalire il reticolo di stradine ortogonali intorno all’attuale via Roma, a un abitato di epoca romana sviluppato sulla pianta di un antico castrum. Tuttavia l’unico elemento storicamente certo sulle vicende antiche del luogo, è dato dalla pietra miliare attualmente conservata presso l’ingresso laterale della chiesa di San Lorenzo.
Nel Medioevo la città apparteneva alla contea di Lomello. Il 12 ottobre 773 fu teatro di un cruento scontro tra l’esercito di Carlo Magno e i longobardi di Desiderio e, da leggenda, ne derivò probabilmente il toponimo Mortara (da Mortis Ara, “altare dei morti”)[5]. Altre fonti attribuiscono il toponimo all’esistenza di un altare, dedicato al dio Marte.
Nel 1164 Federico I la sottopose al dominio di Pavia, e Mortara divenne sede di podesteria. Passò in seguito sotto il dominio milanese, prima dei Visconti e poi degli Sforza e divenne luogo di caccia e di svago per la corte ducale. Gian Galeazzo Visconti concesse al borgo l’autorizzazione per cambiare il proprio nome in Beldiporto, denominazione che mantenne fino al 1402. Sotto gli Sforza fu feudo personale di Ludovico il Moro. Appartenne per qualche tempo alla duchessa Beatrice d’Este, per donazione del marito Ludovico.[6]
Caduti gli Sforza nel 1499, divenne signoria di Gian Giacomo Trivulzio e poi di Obicino Caccia; al ritorno degli Sforza, venne infeudata a Matteo Beccaria di San Gaudenzio, che non lasciò discendenza maschile; la signoria fu dunque concessa a Cristina di Danimarca.
Nel 1581, Mortara figura nella mappa del che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano.
Dopo essere ritornata libera tra il 1580 e il 1613, sotto il governo spagnolo (1535-1706) Mortara divenne marchesato, attribuito al governatore spagnolo di Alessandria Rodrigo de Orozco y Ribera e rimase in possesso dei suoi discendenti fino al 1706, anno del definitivo affrancamento. In quest’epoca Mortara divenne un’importante piazzaforte a difesa dei confini occidentali del ducato milanese.
Nel 1707 Vittorio Amedeo II di Savoia conquistò Mortara, elevandola al rango di città regia (affrancata dunque dal feudalesimo) e di capoluogo della provincia di Lomellina. Questi importanti cambiamenti vennero ratificati con il trattato di Utrecht nel 1713. La città mantenne questo ruolo fino al 1860, arricchendosi di palazzi e costruzioni ottocentesche quali il Palazzo comunale (1857) e il Teatro dedicato a Vittorio Emanuele II (1845).
Nel 1849 vi si svolse la battaglia di Mortara. Con l’Unità d’Italia (Decreto Rattazzi del 1859) fu assegnata alla provincia di Pavia come capoluogo del circondario della Lomellina.
La città possedeva un castello, edificato probabilmente prima del dominio longobardo, cinto da mura e circondato da un fossato. La fortezza sorgeva nella zona dell’attuale santuario di Sant’Antonio, dove si trovava la chiesa dedicata a Santa Maria di Castello e si estendeva per una vasta porzione, fino a toccare piazza Silvabella. Nel XV secolo il castello versava in precarie condizioni e fu via via demolito; il materiale venne recuperato per ampliare i bastioni della città. Una lunga via sotterranea metteva in comunicazione la rocca con alcuni avamposti, situati in posizioni strategiche della cinta muraria. Probabili resti del castello, inglobati in cortili e case private, sono tutt’oggi esistenti.
Monumenti e luoghi d’interesse
Architetture religiose


Piazza Monsignor Dughera
- La basilica in stile gotico lombardo, dedicata a san Lorenzo (1375–1380), si affaccia in piazza Monsignor Dughera, alle spalle del municipio. Conserva opere pittoriche e scultoree dei secoli XV, XVI e XVII
- La cinquecentesca abbazia di Santa Croce, chiesa legata ai mortariensi, con l’annesso coevo Palazzo Lateranense
- La chiesa dedicata a san Carlo Borromeo che ospita le reliquie di santa Veneranda, eretta per voto nel 1633.
- L’abbazia di Sant’Albino, posta appena fuori dall’abitato, che secondo la leggenda fu fondata da Carlo Magno nel 773
- Il santuario di Santa Maria del Campo, situata nell’omonima frazione a nord-ovest della città (Madonna del Campo), edificata in forme gotico-lombarde
- La chiesa di san Gaudenzio o della Santissima Trinità, annessa alla Casa Madre delle Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace
- Il santuario di Sant’Antonio da Padova, aperto al culto nel 1927 e annesso all’ex-convento dei frati francescani
- La chiesa di San Dionigi, edificata prima del 1300 nelle vicinanze della basilica di San Lorenzo; fu sede di una confraternita e oggi è in rovina e sconsacrata
- La chiesa di San Cassiano, oggi tramutata in sala polifunzionale di proprietà privata
- La moderna chiesa, dedicata a San Pio X
- La chiesa della Beata Vergine del Rosario a Casoni di Sant’Albino: il vescovo di Vigevano Pietro De Gaudenzi istituì la chiesa in vicecura il 31 dicembre 1878; questa diventerà rettoria il 1º luglio 1948 con il vescovo Antonio Picconi.[13]
- La chiesa di Nostra Signora della Bozzola alla Guallina
- La chiesa di Santa Croce alla Cattanea
- La chiesa di San Pietro a Casoni dei Peri
Architetture civili

- Il palazzo municipale fu edificato nel 1857 su progetto di Pietro Troncone; doveva completarsi nel 1862 con un progetto di Alessandro Antonelli, ma furono poste solo alcune colonne di granito. Fino al 1850 il comune aveva sede nel Palazzo Pretorio posto in piazza Silvabella.
- Il teatro comunale Vittorio Emanuele II, edificato nel 1846 a opera dell’architetto Celestino Braccio
- Palazzo del Moro, residenza di caccia di Ludovico il Moro, opera quattrocentesca di Gualtieri di Candia, collaboratore lombardo di Leonardo da Vinci
- Palazzo Cambieri, storico edificio oggi sede di numerosi servizi al cittadino
- Palazzo Lateranense, un tempo convento, fu sede del Regio Ginnasio e poi delle due scuole medie statali “Luigi Travelli” e “Giovanni Josti“. La struttura conserva la sua forma originaria, con il cortile interno a pianta quadrata e ad arcate, anche se ha subito pesanti manomissioni durante il XX secolo. Il 17 marzo 1849 ospitò il re Carlo Alberto, proprio tre giorni prima della battaglia di Mortara. Versa in precario stato di conservazione
- Il cimitero urbano, progettato nel 1886 da Angelo Colla in stile lombardo a grandi chiostri, ospita sculture e affreschi di artisti locali.
- La scuola primaria Teresio Olivelli, interessante esempio di stile razionalista Italiano, inaugurata nel 1941, presenta all’interno una scala elicoidale in marmo
- L’ospedale Sant’Ambrogio, oggi in disuso, fu costruito nel 1856 e le sue prime beneficenze risalgono al 1437. Il nuovo ospedale “Asilo Vittoria” è ubicato alla periferia della città, sulla strada che porta a Pavia.
Altro
Il tracciato classico della Via Francigena, proveniente da Robbio e Nicorvo, passa nella frazione di Madonna del Campo e arriva in città, percorrendo tutto corso Garibaldi sino all’abbazia di Sant’Albino, importante tappa storica del percorso, che successivamente si dirige verso Tromello.